Escursione a Sant’Antioco: Grutti ‘e Acqua, Tomba dei Giganti e l’Arco dei Baci
Il viaggio da Cagliari
Si parte da Cagliari di buon mattino, imboccando la SS130 in direzione Iglesias. Il paesaggio cambia presto: lasciata alle spalle la città, si attraversa il Campidano meridionale e si comincia a sentire quell’aria diversa che ha il Sulcis, più aspra, più antica. Circa un’ora e mezza di guida e si raggiunge il ponte che collega la Sardegna all’isola di Sant’Antioco, uno di quei momenti in cui si capisce subito di essere arrivati in un posto speciale. Sulla destra il mare aperto, sulla sinistra la laguna: pochi secondi sul ponte e si è già altrove.
Superato il centro abitato, si prende la direzione sud verso la località Is Praneddas e Cala Sapone. Da qui in poi la strada si fa più stretta, la vegetazione prende il sopravvento e inizia la parte più bella della giornata.



Tappa 1 – Complesso Nuragico di Grutti ‘e Acqua
Si parcheggia ai bordi della strada sterrata e si comincia a camminare tra lentischio, palme nane e macchia mediterranea fitta.
Il nuraghe vero e proprio è quasi completamente distrutto: ne affiora solo una piccola parte tra la vegetazione, appena abbastanza da intuirne la forma originaria. Raggiungerlo richiede una vera e propria arrampicata su terreno roccioso e irregolare, non adatta a tutti. Chi non se la sente può tranquillamente saltarla: non è questo il pezzo forte del sito.
La parte davvero interessante del complesso è quella più in basso, dove il paesaggio si apre e racconta qualcosa di più. Il sistema di sorgenti, le cisterne scavate nella roccia e soprattutto il laghetto nuragico — una conca naturale i cui argini sono stati sistemati a mano con grandi massi — restituiscono l’immagine di un villaggio antico che aveva risolto in modo ingegnoso il problema dell’acqua in una zona arida. Poco distante si trova anche il tempio a pozzo, il pozzo sacro dove venivano celebrati i riti legati all’acqua. È qui, camminando tra queste strutture, che si capisce davvero quanto fosse organizzata e radicata la civiltà nuragica.



Dal sito potrebbe provenire il famoso bronzetto dell’arciere orante, conservato oggi al Museo Archeologico Ferruccio Barreca di Sant’Antioco. Vale una visita a parte, se passate dal paese.
Il sito non è gestito, l’accesso è libero. Portate acqua e scarpe comode: il terreno è irregolare e la vegetazione in certi punti chiude quasi completamente il sentiero.










Tappa 2 – Tomba dei Giganti Su Niu ‘e Su Crobu
Pochi minuti a piedi dal complesso nuragico, seguendo il sentiero verso nordest, si raggiunge la Tomba dei Giganti di Su Niu ‘e su Crobu. Il nome in italiano significa “il nido del corvo”, e in effetti c’è qualcosa di solenne e selvatico in questo posto.



Il monumento si trova su una piana rocciosa sopraelevata nella parte meridionale dell’isola sulcitana, poco lontano dal mare.
Costruita con massi di roccia vulcanica, la tomba presenta la struttura pressoché integra, con una camera rettangolare allungata. Il corpo tombale misura circa 10 metri in lunghezza, mentre l’esedra raggiunge i 14,50 metri di corda. L’esedra è quella parte semicircolare che abbraccia l’ingresso della tomba: stando al centro di quell’arco di pietre, si capisce perché queste strutture abbiano sempre colpito così tanto l’immaginazione.



Il monumento risulta edificato durante il Bronzo Medio II, tra la fine del XV e l’inizio del XIII secolo a.C.



Sullo sfondo, tra le rocce e la macchia bassa, si intravede già il mare. È uno di quei paesaggi che restano.
Tappa 3 – Arco dei Baci, Is Praneddas
Dalla Tomba dei Giganti si imbocca il sentiero costiero che porta fino a Is Praneddas. È un percorso lungo costa, molto esposto — vento, sole e a tratti vertigini — ma il panorama ripaga abbondantemente ogni fatica. Il mare del Sulcis da questa prospettiva è qualcosa di difficile da dimenticare: rocce nere, acqua di tutti i blu possibili, e il profilo dell’isola che si allunga verso sud senza una casa, senza un rumore.



Si cammina aggrappati alla costa, con il mare sempre a fianco, finché la scogliera di Is Praneddas non comincia a prendere forma davanti a voi.
L’Arco dei Baci è il più incantevole degli anfratti rocciosi di Is Praneddas: la roccia e il mare hanno dato vita a una splendida piscina naturale con acqua limpidissima e poco profonda. L’arco è esattamente quello che sembra: una porta di pietra aperta sul Mediterraneo, scolpita da secoli di onde. Si capisce da sola perché lo chiamino così.



Nuotando al di sotto dell’arco è possibile ammirare fondali suggestivi ricchi di vita marina. Tutta la zona è ricca di grotte naturali affascinanti per chi ama le immersioni e lo snorkeling.

In estate il posto si riempie, ma nei mesi meno affollati — primavera e autunno soprattutto — si può avere questa scogliera quasi tutta per sé. Il rumore del mare contro la roccia, il profumo di salsedine e macchia, la luce bassa del pomeriggio che colora tutto di arancio. Difficile fare di meglio.
Informazioni pratiche
Come arrivare: da Cagliari, SS130 fino a Sant’Antioco (circa 1h 30min). Dal centro si prende la direzione sud verso Cala Sapone/Is Praneddas. Alla deviazione per il villaggio nuragico si svolta a sinistra sulla strada sterrata.
Parcheggio: nei pressi del complesso nuragico di Grutti ‘e Acqua. Al rientro, chi lascia un’auto all’Arco dei Baci può usare lo spiazzo indicato su Google Maps come “parcheggio Arco dei Baci”, poco oltre il Carolina Ranch.
Difficoltà: media-alta. Il sentiero costiero dalla Tomba dei Giganti all’Arco dei Baci è esposto e richiede attenzione. L’arrampicata al nuraghe è opzionale e sconsigliata a chi non è allenato.
Cosa portare: acqua abbondante, scarpe da trekking, costume (in stagione), crema solare.
Periodo consigliato: primavera e autunno per temperature ideali e meno affollamento.



